Sono una prof. e faccio la prof.
Potevo fare altro nella vita. Lo so, l'ho sempre saputo.
Se solo le cose fossero state altre, se solo fosse accaduto qualcosa di diverso.
Continuo a sognare un futuro che ho lasciato alle spalle e che mai è cominciato davvero, quello di sarta.
Il mondo delle sarte mi ha sempre affascinato. Cucire addosso dei vestiti è una grazia da dei, lo penso sul serio.
Adattare alle infinite variazioni dei corpi umani tessuti diversi, pieghe, curve e lunghezze è frutto di sapienza, tecnica e psicologia.
Mia madre, che trascurava di me quel che c'era dentro in pensieri ed emozioni, conosceva invece alla perfezione ogni angolo e curva del mio corpo per cucirmi gonne fantastiche, che accompagnavano i miei difetti fisici nascondendoli il più possibile. Le lunghe prove a cui mi sottoponeva hanno attraversato pomeriggi interi di un'adolescente insicura, timida e terribilmente spaventata per quel che l'attendeva fuori: sguardi maschili, interrogativi femminili, critiche e sberleffi.
Forse ho sentito che mia madre mi amava davvero proprio in quei momenti lì, quando mi costringeva a stare ferma davanti a lei, per misurare la lunghezza della gonna, decidere la curva dei fianchi, segnare il punto vita.
E anche quando mi accompagnava nei negozi per scegliere un capo confezionato lo faceva con l'occhio clinico di chi sa le magagne e le possibili soluzioni. Mi sono sempre fidata di lei, in quei momenti lì.
Era un fatto fisico , quel nostro amore così deficitario sotto altri aspetti.
Non ho fatto la sarta, ma la prof. Eppure...
Cosa altro è se non un taglia, cuci, aggiusta e ripara questo mio lavoro quotidiano in cui mi sforzo di adattare alla persona di ogni alunno quel poco o tanto che so? Un ricamo continuo, che costa fatica mentale e psicologica.
Io credo molto nel fattore " clima" a scuola. Mi spiego. Credo nell'importanza di stabilire in aula un'atmosfera di disponibilità reciproca, di simpatia ed empatia, di rispetto dei ruoli ma con consapevolezza ironica, di franchezza e fiducia. Insomma credo in un'alchimia difficilissima da produrre e che spesso è fonte di delusione. Ma non riesco a rinunciarvi.
Per fortuna che a sprazzi essa si palesa e compensa ogni delusione.
Venerdì, alunne di terza in missione presso le alunne di prima bisognose di libri di seconda mano mi hanno incrociato nell'aula e mi hanno apostrofato così: " Oh, prof, che bello incontrarla! Da tre anni è una gioia avere a che fare con lei!"
Che pensare in quel momento? Un bel vaffanculo alla Gelmini da me, prof. meridionale, sfigata e mal pagata.
mercoledì, 17 settembre 2008