La delusione di un libro, iniziato con curiosità e con aspettative soddisfatte dalle prime pagine, è fonte di vera amarezza.
Così è stato per "L'eleganza del riccio" che mi aveva catturata, coinvolta e soddisfatta fino a una certa pagina,
tanto che, dovendolo leggere in una copia presa in prestito e non potendo pertanto sottolinearlo nei passaggi preferiti con penna o matita, son corsa in libreria ad acquistarlo.
Impugnando la matita, ho proseguito la lettura, ma la matita è rimasta a mezz'aria...
Non ho sottolineato nulla, a partire da quella pagina.
La storia si è incartata, ha svoltato verso una pseudo soap opera, accumulando le ovvietà ed è naufragata in un finale a sorpresa che è un vero e proprio colpo basso inferto dall'Autrice al lettore!
Neanche si trattasse di un giallo.
L'idea di partenza era geniale: un condominio di Parigi in un palazzo di gente benestante; una portinaia, Renée, che coltiva se stessa con intelligenti letture e profonde riflessioni sulla vita, sulle persone, sul gioco dei ruoli sociali, nascondendo la sua vera vita agli altri per calarsi nella maschera della portinaia rozza, illetterata e ottusa.
Lei è ben altro, ma non lo vuole dare a vedere.
A fare da contraltare al suo racconto è Paloma, la figlia dodicenne di una famiglia di intellettuali potenti che abita uno degli appartamenti del condominio, scontenta di sé, scettica su tutto e tutti, che medita di ammazzarsi in una certa data e di incendiare contemporaneamente la sua casa, in un estremo gesto di ribellione e di rifiuto.
Procedono in parallelo le voci di Renée e di Paloma, stabilendo un'affinità intellettuale che sembrerebbe impensabile.
A congiungere le due voci fino ad avvicinarle e renderle consapevoli l'una dell'altra, è un nuovo condomino del palazzo, un signore giapponese , portatore di una cultura e di una sensibilità diverse , che le due donne già conoscono e apprezzano. Lui avverte subito la singolarità di Renée e di Paloma e diventa ben presto il passaggio obbligato per il loro incontro.
Nasce un' intensa alleanza tra i tre personaggi e la vita delle due donne gradualmente cambia. Una coltiva speranze che aveva avuto cura di escludere dalla sua vita; l'altra rivede i suoi propositi di suicidio e di piromania.
Ed è a questo punto che l'autrice tradisce definitivamente il lettore, costruendo un finale che non risolve nulla, che pare confermare la tesi di Renèe, secondo cui è bene "vivere nascosti" , alla maniera di Epicuro, per evitare dolori, mali e amarezze.
Le riflessioni profonde e le osservazioni caustiche sulle finzioni della vita sociale, fatte dalla portinaia; le legittime denunce dell'ipocrisia familiare e del disagio di crescere liberamente in una società imprigionata dai ruoli, fatte da Paloma naufragano miseramente, rivelandosi inutili.
Mi sembrava che questo libro esaltasse il valore delle diversità e incitasse ad avere uno sguardo non conformista sulla vita. Invece si è rivelato una promessa non mantenuta. Peccato...
Scritto da:
temporalia
alle ore 19:57 |
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libri
venerdì, 01 febbraio 2008