Che andassimo incontro a una società in cui il sentimento della precarietà, sul lavoro e nei sentimenti,
non sarebbe appartenuto solo al presente, ma anche al futuro, io devo averlo intuito in anticipo se la foto
che sto per piazzare su questo blog è la foto di un passato che doveva essere temporaneo, invece è un
presente ormai cronicizzato, che sta per diventare un futuro assai probabile.
Mi spiego meglio, anzi, mi spiego tout-court.
Orbene, anni or sono, circa 13, mi ritrovai a ristrutturare casa, in fretta e con risorse finanziarie modeste.
Far quadrare i conti non fu affare semplice e indolore. A rimetterci, come sempre in caso di lavori di casa improcastinabili e strutturali, furono i lampadari ( che, del resto, odio di un odio semplice e istintivo) in primis , seguirono, poi, i quadri ( nessun Van Gogh, chiaro, e nessun Magritte per giunta!) e i cosidetti e maledetti complementi d'arredo). Il bagno fu inopinatamente servito da due punti luce, avrebbero dovuto essere ad accensione separata e invece furono congiunti indissolubilmente, tanto da rendere la toilette più simile a un set cinematografico che ad un rifugio per le miserie corporali. Ma tant'è...Alla lampadina penzoloni centrale fu posto rimedio quasi subito...: una semplice cupola verde di vetro decorato a mano con linee di colore irregolari. Grazioso, direi quasi sciccoso... La seconda lampadina non penzolava grazie a un artigianale rimedio: una scatola precedentemente occupata da materiale elettrico funzionava da supporto più o meno stabile della suddetta lampadina. Era un provvedimento tampone! ( Si dice sempre così, vero?) Bisognava trovare un'applique carina, funzionale e utile al bisogno di illuminare la zona "lavaggio dei panni, lavatrice, detersivi e affini... Che ci voleva? Niente... E fu così che la lampadina sorretta da una scatola e anche dalle speranze di sistemazione cominciò a lavorare al mio servizio. Convinta di essere precaria... Devo essere stata una padrona assai incurante, assai sfruttatrice.La lampadina è sempre lì, sorretta da una scatola. L'applique non è stata trovata e, forse, se fosse stata trovata, non sarebbe stata montata... ( sul fatto che le donne non siano impratichite nelle pratiche di base di mestieri di casa altri dal lavaggio dei panni, dalla cucina, dal ferro da stiro, dai mirabolanti panni della della polvere eccetera eccetera, ne parlerò in un altro post " nero bollente"!) Mi ci sono pure affezionata alla visione di quella scatola arancione che sorregge, indomita, la lampadina. Devo dire che ha avuto coraggio e tempra.
Che le ci voleva, infatti, a rilasciare di colpo la lampadina, magari aiutandola a frantumarsi contro la porta che si apriva? Invece, niente. Solida come una roccia. Solida come un vero lampadario. Fedele nei secoli.
Precaria e fiera di esserlo.La guardo con affetto, in fondo.Quando la rimuoverò, impolverata e fragile come solo un vecchio cartone può essere, e magari la butterò nel secchio della spazzatura, sostituendola con una bella applique, sentirò qualcosa dentro....lo so...una specie di saudade per una precarietà trasformatesi, forse, in design....
