"Un'estate al mare" è il romanzo, non recentissimo, di Giuseppe Culicchia. Uno scrittore di cui avevo più volte sentito parlare , ma di cui non avevo mai letto niente. C'è un tempo per ogni cosa, si sa, quindi anche Culicchia ha avuto diritto di entrare nella mia casa e di farmi compagnia per un certo numero di ore.
Un'estate al mare racconta di una generazione ( quella dei trentenni-quarantenni) di italiani nevrotici, che vivono in un Paese nevrotico e "bastardo", come emerge chiaramente dalle quotidiane rassegne stampa che il protagonista della storia, Luca, riassume a beneficio della moglie Benedetta.
Luca e Benedetta si sono sposati da pochi giorni e il lettore , già dalle primissime, pagine, si chiede cosa diavolo abbiano in comune questi due personaggi e cosa li abbia indotti a trasformare la loro storia in un matrimonio destinato a durare per sempre, come dichiara Benedetta.
Lei, Benedetta appunto, è una donna per nulla riposante. Lavora in azienda con il padre, non legge mai un quotidiano, si disinteressa del mondo e, a pochi giorni dalle nozze, è già ossessionata dall'attesa di un figlio.
Lo vuole con tenacia, tanto da trasformare il viaggio di nozze nella città natale di Luca, Marsala, in una succursale metaforica di una clinica del concepimento forzato. Incalza Luca con la richiesta di rapporti sessuali quotidiani e mirati e più lei lo incalza, più Luca perde ogni ispirazione erotica. Più lei tiene d'occhio le fasi del ciclo mestruale, compra e fa test di gravidanza a ripetizione, si dota di un apparecchio rivelatore dei giorni fecondi e più lui fugge, evade, ritorna indietro, attualizza il suo antico malessere di adolescente traumatizzato dal suicidio improvviso del padre.
Benedetta annusa e scruta le mutande che si toglie per trovare tracce evidenti di ovulazione; Luca manovra due specchi per scoprire se sta perdendo i capelli.
Insomma Culicchia descrive l'incipit di un matrimonio tra due che non comunicano per niente, che viaggiano in universi paralleli. Non sono nemmeno tanto simpatici...
Benedetta è irritante nella sua superficialità inconsapevole; Luca sembra fare tenerezza ( anche perché la storia è narrata a prima vista dalla parte di lui), ma con lo scorrere delle pagine la sua irrisolutezza arreca fastidio al lettore.
Due poveri Cristi, diciamo.
Quando Luca prima rivede, turbandosi, la sua ex ragazza della gioventù e poi si lascia irretire dalla di lei figlia, avvenente e spregiudicata teenager , tanto da avere con lei un rapido e bruciante incontro erotico (quello che con la moglie non riesce proprio a consumare più) a chi legge viene voglia di fargli un applauso.
Ma i conti alla fine saranno diversi.
Benedetta, tra test di gravidanza frenetici e impulsi mangerecci focalizzati sulla pasta con i ricci di mare, ha l'occhio lungo e il cuore in movimento. Superficiale com'é, il suo Luca però lo ha capito bene, lo scruta e lo sferza all'occorrenza. E che Benedetta sia più presente e più lucida sulla realtà di quel che appare è dimostrato dal fatto che di fronte alle telefonate giornaliere che Luca riceve dalla madre e a cui risponde in modo stereotipato, lei non fa una piega. Non commenta, non parla con la suocera, non chiede. Di fatto ignora, come a dire che quelle telefonate standardizzate sono un'ossessione pari a quella che lei ha per i test ripetuti di gravidanza.
Luca, che fa l'intellettuale e il cinico commentatore dei guasti del Paese e che volutamente snobba i mondiali di calcio del 2006 in Germania, quasi tifando contro l'Italia pur di non assistere alla sottovalutazione dello scandalo di "Calciopoli" appena accaduto, diventa alla fine il vero debole della situazione.
Ancora incredulo del suicidio del padre, succube di una madre che ha deciso di vivere il dolore non uscendo più di casa e facendo del figlio il suo parafulmine, Luca non sceglie e non decide, diventa passivo esecutore di volontà altrui.
A vincere, alla fine, è infatti Benedetta che, proprio mentre I'Italia tutta, tranne il suo Luca, festeggia la vittoria ai mondiali di Germania, può comunicare all'amica del cuore ( incinta prima di lei!) di essere finalmente in attesa di un figlio.
E la storia si chiude.
Quel che sarà lo deve immaginare il lettore.
Continueranno così?
Benedetta sarà sempre così superficiale, ma pragmatica?
Luca si dibatterà sempre tra sterili dubbi o la paternità farà di lui un uomo diverso?
Lui è tutto dubbi, lei solide certezze egocentriche.
Continueranno così?
Una scrittura leggera e scorrevole quella di Culicchia. Nessuna difficoltà di decodifica. Il romanzo potrebbe andare nelle mani di chiunque ed essere letto da tutti.