Quando ero ragazza, l'Italia era uno spazio enorme che volevo divorare, percorrere in lungo e in largo e conoscere per stabilire quanto di diverso contenesse rispetto alla cittadina in cui vivevo , ameno e grazioso borgo marinaro diventato prepotentemente il simbolo dell'industrializzazione del Sud.
Non respiravo l'aria delle fabbriche ( che ora si scopre pestilenziale anche dopo che le fabbriche hanno chiuso per sempre i loro battenti ai giovani di qui) , respiravo l'aria della media borghesia che coltiva gli studi, incoraggia alla cultura e prefigura un futuro abbastanza radioso.
Quando andai via da quell'ameno borgo per affrontare gli studi universitari, il mio mondo cambiò d'improvviso.
Erano gli anni '70 e, in parte, mi ci tuffai, stravolgendo gli ammonimenti famigliari. Osavo, parola magica.
Manifestazioni, dibattiti, autocritica. Tutto un po' confuso.
Ma l'Italia rimaneva una e io una di loro, una degli italiani. Sì, c'era il terrorismo e passavo nelle gallerie su un treno con il cuore in gola. Andavo in vacanza e un giorno dopo era la strage di Bologna.
Ero giovane, incerta e forse superficiale. Mi dispiacevano le notizie che sentivo, m'informavo, leggevo i giornali, pensavo che tante cose dovessero cambiare. Ma rimaneva il mio paese, l'Italia, accogliente e familiare come una vecchia zia sconclusionata.
Poi l'ingresso nel mondo del lavoro mi ha preso e scosso. Addio sogni di gioventù, c'era da guadagnarsi la pagnotta e quindi alzatacce all'alba, treni di pendolari, precariato e desiderio di stabilità. Era anche il tempo degli scioperi di scuola che facevano la differenza: blocchi degli scrutini, incertezza dei risultati, allarme delle famiglie che progettavano itinerari di vacanza.
Poi il ruolo, il posto fisso e garantito, in quella vecchia città marinara diventata zona industriale in procinto di fallimento. Pensavo che l' Italia sarebbe rimasta la stessa e che, se cambiavo sede di lavoro, non avrei cambiato prospettiva di progresso e miglioramento.
Ci ho pure provato. Poi venne la tv, venne più di prima. Venne per invadere. Venne per essere l'unica fonte.
Ho resistito bene, mi sentivo forte, sottovalutavo il rischio.
L'avanzata del Cavaliere, però, ha reso subito fragile il terreno sul quale mi muovevo. Paradossalmente, il suo ingresso in politica ha coinciso con l'ingresso nella mia vita di persone strane ed estranee, che non ho potuto evitare perché tra loro ho incontrato l'amore della vita. Un abbaglio, di quelli grandissimi. Esaltante e rovinoso.
Intanto il Cavaliere cresceva e io mi districavo in modo fallimentare tra idee lucide di rivolta e sentimenti retrogradi di abbandono.
Ma c'era pur sempre l'Italia. Il mio Paese. La Costituzione. Certezze positive.
Poi ho raggiunto la mezza età, senza accorgermene. Un colpo basso. Non ero pronta. Non ero pronta a niente di quel che significava e comportava.
Non ero pronta a pensare che tutto, per me, fosse già deciso. Che dovevo, ormai, pronunciarmi al passato quando raccontavo, che dovevo vedere genitori di alunni talmente più giovani di me da farmi oscillare nel tempo durante i colloqui. Non ero pronta a sentirmi anziana, quando i segni della giovinezza erano ancora così presenti e condizionanti.
Non ero pronta ai governi del Cavaliere e alla deriva dell'Italia. Mi sono sentita vecchia di colpo, quando ho visto il mio Paese travolto dall'ondata di sciocchezze, infamie, scandali e prepotenze del suddetto Cavaliere.
Sono 15 anni che vivo in una dimensione "altra", di cui non mi capacito. Ogni giorno sarebbe l'occasione di un grido, di un'invettiva, di una facile battuta tra amici o in Rete. Invece sono piegata, sopraffatta dalle novità giornaliere, sempre più incredibili.
E penso che ci vuole sfortuna a far coincidere la propria menopausa individuale con la menopausa di un paese che, ripiegato su stesso e incapace di affrontare i problemi, si affida a un vecchio satiro per illudersi che ce la può ancora fare.
Una sfortuna che non accetto. Se un'energia mi rimane è quella di testimoniare ogni giorno che un'altra Italia è possibile. E' quella in cui vorrei vivere.
Senza il Cavaliere e i suoi colpi di coda micidiali. Senza le sue Tv che hanno rincitrullito le menti e offerto loro un sostituto di verità.
E penso anche che una politica di strilli e nefandezze non faccia altro che favorire il Cavaliere e le sue imprese.
Di fronte al caos della politica, alla gente non rimane che consolarsi con le bugie, le favole, le false rappresentazioni della realtà-
Più la politica degrada a bordello di parole e fatti, più si fa il gioco del Cavaliere che nelle sue tv , rappresentando il peggio, lo incoraggia e lo assolve, elevandolo a sistema e a serbatoio di voti.
Per resistere a queste manovre, tocca avere consapevolezza di sé e speranza nel fatto che , se non si è soli, forse si può diventare una forza.
Libera dalle personali e intime implicazioni della mezza età, penso che sarebbe bello potermi mischiare a chi, più giovane, capisce il pericolo e indica soluzioni.
Non vorrei morire da fallimentare anti- berlusconiana
Scritto da:
temporalia
alle ore 21:35 |
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